Insieme alle Duesenberg le Miller sono le più famose auto da corsa statunitensi dell' anteguerra, molto meno si sa invece dei rari modelli di Miller stradali, nati quasi per caso e prodotti in così pochi esemplari da potersi contare sulle dita di una mano. Tra questi vi è anche una misteriosa ed esotica V16 costruita agli inizi degli anni trenta e smantellata subito dopo la guerra...
Il V16 montato su un solo esemplare di auto stradale e riutilizzato dopo la guerra in un telaio da gara.
Il libro di Gordon Eliot White, recentemente pubblicato, è un'interessantissima galleria di immagini d'epoca sui capolavori di H. Miller.
Harry Armenius Miller definito un “artista del metallo”, fu il fondatore dell'omonima casa automobilistica statunitense ed il creatore di straordinarie auto sportive plurivincitrici ad Indianapolis.
Già prima degli anni venti Miller con i suoi collaboratori aveva compreso la superiorità progettuale del doppio albero a camme in testa., studiando a fondo le avanzate soluzioni dei pionieri francesi (Peugeot). Questa ricerca sarebbe sfociata in una serie di motori ad alte prestazioni di qualità indiscussa. Per capirlo basta ricordare che Ettore e Jean Bugatti progettarono il loro primo motore a doppio albero a camme in testa esaminando proprio una Miller che avevano acquistato da un pilota americano. L'esemplare in questione era dotato anche di un compressore centrifugo, al quale i Bugatti avrebbero poi preferito uno di tipo Roots, più adeguato ai tortuosi tracciati europei.
Negli anni venti i motori aspirati Miller erano quelli con la maggiore potenza specifica (oltre 60 cavalli/litro), grazie all'accurato disegno delle camere di combustione dei condotti di aspirazione e dei sistemi di alimentazione a più carburatori.
Tra le Miller da corsa più sigificative vi sono anche un modello a trazione anteriore e perfino uno a quattro ruote motrici sviluppato all'inizio degli anni trenta, poco prima che la casa chiudesse per sempre.
Quest'ultimo modello a trazione integrale fu realizzato anche in due esemplari stradali che Miller aveva pensato di rendere disponibili con motore V8 o V16 a seconda delle preferenze del cliente. Solo uno dei due fu portato completamente a termine nel 1932 e venne dotato di un V16 come richiesto dal committente A.M. Burden, un facoltoso magnate newyorkese.
L'auto fu acquistata da Burden per ben 35.000 dollari, una cifra stratosferica all'epoca, infatti il prezzo dell'auto americana più costosa, la Duesenberg J, oscillava a seconda della carrozzeria tra i 10 e i 20 mila dollari. In seguito Burden non soddisfatto l'avrebbe rivenduta (per per poche centinaia di dollari) a Fred Offenhausen, collaboratore di Miller. L'auto sarebbe così ritornata nelle mani di Miller il quale pensava di smantellarla per recuperare il motore.
Solo dopo la sua morte, avvenuta nel 1943, la V16 passò di mano. Il motore fu riutilizzato nel dopoguerra per scopi agonistici.
M.R.