Unica vera rivale della Cadillac V16, la Marmon Sixteen è un capolavoro di ingegneria meccanica. Il suo sedici cilindri è un esempio di razionalità e pulizia a cominciare dalla fusione del basamento in lega leggera.
Osservandolo dal vivo ci si chiede se oggi si possa fare di meglio...
Marmon è un marchio poco conosciuto, soprattutto in Europa. Il suo fondatore, il colonnello H.C. Marmon, può tranquillamente essere definito come uno dei geni della meccanica di inizio secolo.
Vi basti pensare che alcune delle sue realizzazioni motoristiche precedenti alla prima querra (e ripeto “prima” guerra) mondiale presentavano già moltissime parti in lega leggera, basamento compreso.
La Sixteen è sicuramente la Marmon più affascinante di tutte e spesso viene citata solo in virtù del fatto che è una delle poche auto a sedici cilindri prodotte in tutta la storia dell'automobile. In relatà quasi mai viene detto qualcosa sulle straordinarie qualità del suo V16, che meriterebbe di essere ricordato non solo per il numero di cilindri.
Quasi tutte le Sixteen non sono dotate di carrozzerie appariscenti o particolarmente originali (anche se alcune sono dei capolavori di equilibrio ed eleganza), quindi in un grande raduno di auto d'epoca possono passare inosservate. Sono tra l'altro dotate di un telaio abbastanza convenzionale. Il loro vero punto di forza si trova sotto il cofano.
Il più grosso difetto della Marmon Sixteen è probabilmente quello di essere stata presentata nella primavera del 1931, ovvero un anno dopo la presentazione della Cadillac V16...
Con questo ritardo la Marmon si giocò l'effetto novità ed anche il successo commerciale. In tutto il suo breve periodo di produzione, che va dal 1931 al 1933, La Sixteen sarebbe rimasta l'eterna seconda sia in termini di vendite che di notorietà, anche se per qualità di progetto non era seconda a nessuno, anzi. La Sixteen è stata prodotta in 390 esemplari e la fine della sua produzione ha coinciso con la fine della Marmon Stessa, fallita nel maggio del 1933.
L'ultimo progetto della Marmon, una dodici cilindri a V, vantava delle soluzioni interessanti anche a livello di telaio e sospensioni, ma rimase solo allo stadio di prototipo.
Oggi, mettendo a confronto il 16 cilindri Cadillac con il V16 Marmon, si rimane stupiti dalla modernità e razionalità di quest'ultimo soprattutto in relazione alla complessità del primo: il motore della Cadillac, pur essendo un progetto rimarchevole, messo a confronto con il suo rivale appare quasi “astruso”.
Il motore Marmon è semplice ed elegante nella sua architettura quanto il Cadillac è intricato e complesso in varie soluzioni, come ad esempio quella di tenere sulla parte esterna delle bancate sia i condotti di aspirazione che quelli di scarico. Sul Marmon i condotti di aspirazione sono posti tra la V di 45° delle due bancate ed il loro disegno e sorprendentemente pulito e linerare per un'auto della sua epoca. Il flusso di aspirazione appare fluido e diretto, senza curve strette e “punti morti”. Sopra i condotti di aspirazione troneggia il grosso carburatore doppio corpo con il flusso che va dall'alto verso il basso (tipo “downdraft”; sul V16 Cadillac invece i due carburatori sono ancora del tipo “updraft”).
La cilindrata di 8044 cc comportava che questo fosse il motore statunitense più grosso della sua epoca ma, visto il frazionamento, non poteva essere definito un motore “da camion” o “da trattore” soprattutto se paragonato ad alcuni rivali di cilindrata poco inferiore ma con la metà dei cilindri.
Non dimentichiamo poi che in un sedici cilindri vi sono ben 8 tempi attivi ogni 360° di rotazione, ovvero uno scoppio ogni 45° gradi di rotazione. Questo comporta una fluidità congenita di funzionamento superiore anche al V12, in cui si verifica uno scoppio ogni 60°.
Silenziosa e priva di vibrazioni la Sixteen faceva parte di una stretta cerchia di auto sulle quali, secondo la leggenda, una monetina poggiata di taglio sul parafango restava in bilico anche con il motore acceso. Nonostante la sua silenziosità il motore della Sixteen sviluppava ben 200 Cv ed in termini di potenza era secondo solo alla Duesenberg J. La veridicità di questo dato è stata confermata da prove fatte al dinamometro anche in tempi recenti.
Inoltre i valori di coppia erano molto più alti dei suoi avversari; su quest'auto si poteva tranquillamente viaggiare in terza e nove volte su dieci cambiare marcia era inutile.
Altra caratteristica rilevante del V16 Marmon era il basamento: uno straordinario capolavoro di fusione in lega leggera, che qualche tecnico non tardò a definire “una scultura”. Pesava circa 420 kg. La distribuzione era una classica aste e bilancieri con due valvole per cilindro. Abbastanza Insolita e complessa la scelta delle bielle di tipo “fork and blade” cioè “forchetta e coltello”.
Su ogni perno di manovella vi erano due bilelle che, diversamente dal solito, non erano affiancate ma inserite una nell'altra: una era dotata di un fusto che si sdoppiava in due teste, l'altra invece era una biella normale, con una sola testa, che andava ad inserirsi tra le due della prima.
Una scelta raffinata, adottata anche da qualche altro costruttore (sia in certi motori aeronautici che in alcuni V12 dell'epoca),
che consentiva di allineare perfettamente le due bancate di clindri tra loro ma che nel motore Marmon comportava una minore affidabilità delle bielle stesse, sopratutto quella centrale più sottile e soggetta ad una maggiore usura. Quest'ultimo era forse l'unico punto debole di un motore che anche oggi lascia stupiti per concezione e realizzazione.
Non è certo un caso che nel 1931 H.C. Marmon sia stato premiato con una medaglia della SAE (Society of Automotive Engineers) come “Responsabile del più rilevante progresso dell'anno nel campo delle automobili”.
Prima della consegna ogni Sixteen veniva collaudata per oltre 300 km sulla pista di Indianapolis con punte di velocità superiori ai 160 Km/ora. Il tutto era attestato da un certificato che veniva dato al cliente al momento della consegna.
Pur essendo un'auto di grande prestigio la Sixteen veniva venduta ad un prezzo di circa 4200 dollari contro i circa 6.200-7.000 della Cadillac V16 e gli 8.500 di un nudo telaio Duesenberg, che carrozzato superava regolarmente i 10.000 dollari. Per quanto possa sembrare strano è possibile che molti clienti dell'epoca abbiano finito per sottovalutarla proprio in virtù del suo basso prezzo, ripiegando sulla diretta rivale Cadillac.
Pur non essendo particolarmente aggressive molte Marmon sono dei veri capolavori di design in virtù della loro sobria e calcolata eleganza. Il loro disegno è frutto di uno dei caposcuola del design industriale statunitense Walter Dorwin Teague. Sembra che il disegno della Sixteen sia nato su una distesa di oltre duecento fogli allineati sulla parete dello studio di Teague. Come molte altre auto dell'epoca una Sixteen è subito identificabile dalla forma della calandra che è sostanzialmente uguaule in tutti i modelli.
Per ironia della sorte la mascotte posta sul radiatore delle Marmon raffigurava una stella cometa, proprio ciò che è stata la Sixteen nel firmamento delle auto d'epoca.
M.R.