L'incontro
Confesso che non mi sarei mai aspettato di vedere un’Eldorado Brougham del 58 in Italia, figuriamoci di proprietà di un italiano; invece è accaduto. Il proprietario, Nino, è una di quelle persone che ha vissuto tra le automobili fin dalla sua infanzia. La passione gli è stata trasmessa dal padre ed è una passione profonda, non improvvisata.
Solo una passione di questo tipo può portare qualcuno ad acquistare un’auto come la Brougham. Ho saputo dell’auto quasi per caso da Alex, ideatore di oldamericars.com, iniziativa che racchiude un gruppo di appassionati del made in USA, possessori di auto veramente particolari. Ovviamente non ho perso molto tempo per contattare il proprietario.
Io ed un mio amico ci siamo incontrati con Nino in un assolato pomeriggio di marzo. Durante il tragitto al garage ci ha raccontato dell'acquisto avvenuto in Francia (sembra che l'auto fosse proprietà di Cartier!) e ci ha spiegato quanto sia difficile restaurare una Brougham.
L’impresa titanica, richiede investimenti notevoli anche in termini di tempo e pazienza: il punto più dolente sono naturalmente le sospensioni pneumatiche, vero grande elemento debole dell’auto, ma anche solo i copricerchi rappresentano un bel problema. Non sono dei semplici pezzi di latta ma una piccola scultura scomponibile con parti cromate e in zama: la spesa per il recupero di un cerchio si aggira sui duemila dollari (o erano euro?).
Tanto per capirci con il denaro necessario a recuperare quattro borchie di Brougham negli Stati Uniti vi comprate un’intera Cadillac del 70, fate il pieno e vi rimane anche qualcosa per andare a cena.
Attualmente l’auto è in fase di restauro senza motore e batteria, ma non importa.
Viaggio nei favolosi anni 50
Vedere una Brougham dal vivo non è cosa da tutti i giorni; tra il 57 ed 58 ne sono state prodotte solo 704 di cui solo 304 nel 58. Non saprei quante ne siano rimaste attualmente ma azzarderei di dire la metà.
Si tratta semplicemente della più esclusiva e ricercata Cadillac chiusa del dopoguerra. Negli Stati Uniti la successiva serie del 59-60 (disegnata da Pinifarina) paragonata al modello precedente è definita da alcuni appassionati “a bucket of bolts” ovvero un ammasso di ferraglia.
Si è stimato che la General Motors perdesse qualcosa come diecimila dollari per ogni Brougham 57-58 venduta e c’è da crederci.
Se le auto americane non sono tutte uguali come ho sempre sostenuto, l’Eldorado Brougham del 57-58 ne è l’esempio più lampante, più evidente. Non è la “solita” auto americana, non è neanche la solita Cadillac.
Dimenticate la plastica ed il finto legno dei modelli anni 60-70, dimenticate le finte cromature, dimenticate le sproporzioni della sin troppo famosa Eldorado 59… la Brougham è massa non volume, è densità non dispersione. Basta aprire le portiere per capirlo: penso di non avere mai visto in vita mia una portiera così pesante e massiccia. Non che risulti molto difficile da spostare e, in realtà, una volta aperta a fine corsa non si muove di un millimetro, però il peso, la massa si percepiscono subito “a pelle”.
Se è vero, come ho letto una volta, che con le quattro portiere di una Cadillac si potrebbe costruire una Fiat 500 (quella storica), con queste si potrebbe fare una Mercedes… Scherzi a parte, la solidità della Brougham impressiona ed il livello di assemblaggio ricorda in un certo senso proprio le migliori Mercedes dello stesso periodo.
L’apertura del tipo “suicide doors” è spettacolare, non esiste un montante centrale e i vetri vanno in battuta l’uno con l’altro. Quando tutte le porte sono aperte la vista attraversa l’abitacolo da parte a parte senza ostacoli.
La qualità ovunque
Una volta all’interno lo spettacolo continua: qui tutto quello che appare metallo cromato è metallo cromato e anche alcune parti che non sembrano metalliche lo sono, mentre tutto il resto è pelle, cuoio lucido, ben teso e ben cucito; a proposito, giusto per la cronaca, il cielo dell’abitacolo è interamente rivestito in pelle.
I pulsanti degli alzavetri sono solidi e massicci e alla pressione cedono morbidamente senza scatti.
Sul bracciolo del lato guida spiccano le manopole della regolazione sedili con relativa memoria.
Già, quest’auto è stata la prima in assoluto a presentare un sistema di memorizzazione della posizione sedili, sulle auto europee un tale dispositivo è arrivato qualcosa come trenta anni dopo. Se la batteria fosse collegata una volta aperta la porta il sedile dovrebbe arretrare per facilitare l’accesso per poi riposizionarsi nella posizione memorizzata, incredibile per il 1957!
Il cockpit è un trionfo di acciaio cromato con una quantità di segnalatori e manopole spropositato per l’epoca. Lo sportello (non me la sento proprio di chiamarlo “sportellino”) del vano portaoggetti è naturalmente pesante e massiccio e, anche se non và più in sede molto bene, si chiude con un preciso “click”, sembra incredibile che un leggero “click” riesca e tenere fermo un oggetto tanto pesante.
Il bracciolo del sedile posteriore è reclinabile e contiene uno scomparto a chiusura. Non si tratta di un semplice cuscino ma di un vero portaoggetti di squisita fattura, perfettamente assemblato e con uno stupendo rivestimento in pelle sia all’esterno che all’interno.
Tornando all’esterno dell’auto non si più fare ameno di notare il parabrezza ed il lunotto panoramici, curvati come solo la General Motors era in grado di fare a quel tempo; ma la caratteristica più interessante è il tettuccio in acciaio inox spazzolato (che in questo esemplare appare perfetto), semplicemente unico: si tratta di un vero manufatto lavorato con cura maniacale e in quanto tale richiede altrettanta cura e manutenzione.
Per quanto riguarda il motore non cè molto da dire, anche se per i suoi tempi questa unità aveva poco da invidiare ai motori europei di pari classe: si tratta di un V8 del tutto simile al resto della gamma se non per la presenza di un’alimentazione speciale costituita da una batteria di tre carburatori doppio corpo posizionati in fila: durante il normale utilizzo e a velocità di crociera solo l’elemento centrale rimane attivo mentre premendo l’acceleratore oltre il 75% della sua corsa entrano in funzione anche gli altri due.
Questa unità era capace di sviluppare 335 Hp a 4800 giri, qualche cavallo in più rispetto alla gamma base, ma il notevole peso dell’auto finiva per compensare in senso negativo il vantaggio di potenza, rendendo l’auto simile se non più lenta rispetto agli altri modelli.
Valori solidi
L’Eldorado Brougham è un oggetto così ricco di contenuti da rimanere un caso isolato tra le auto del dopoguerra, così incredibilmente accessoriata da apparire quasi anacronistica per i sui tempi, ed in un certo senso lo è stata se si considera che molti dei suoi dispositivi erano troppo avanzati per essere ingegnerizzati e sperimentati a dovere.
Oggi molte auto di prestigio utilizzano sospensioni pneumatiche attive, sensori ottici e sistemi di servoassitenza, proprio come quest’auto del 1957.
Chi ha progettato la Brougham aveva (incosciamente?) previsto quello che sarebbero state le auto di fine secolo, mettendo entusiasmo ed orgoglio nel proprio lavoro, forse senza neanche preoccuparsi che il prodotto finale fosse un vero successo commerciale. Ecco il valore che quest'auto ci trasmette al di là dei suoi marchingegni e di questi tempi scusate se è poco.
M.R.
The Eldorado Brougham had no options, but came factory equipped with the following standard features
Hydramatic Transmission (dual coupled, 4 speed)
Power Steering
Air Conditioning
Dual Quad Carburetors (1957)
Tri-Power - Three Duals (1958)
Low Profile Tires
E - Z Eye Tinted Glass
Forged Aluminum Wheels
Automatic Favorite Position Seat
All Transistor radio
Automatic Antenna
Fog Lamps
Heaters - Standard plus Two Rear Under Seat
Electric Safety Door Locks
Automatic Starter
Air Spring and Leveling System
Center Arm Rest - Front and Rear
Parking Brake Tell-Tale Light
Generator Tell-Tale Light
Low Fuel Tell-Tale Light
Temperature Tell-Tale Light
Oil Pressure Tell-Tale Light
Air Pressure Tell-Tale Light
Four Balanced Tone Horns
Cigarette Lighters
Sun Glare Visors
Brushed Stainless Steel Top
Four Unit Headlamp System
Remote Control Left Outside Mirror
Electric Window Lifts
Power Operated Ventilator Windows
Remote Control Trunk Lock
Electric Deck Lid Opener and Closer
Electric Drum Type Clock
Directional Signals
Backup-Up Lights - Dual
Windshield Washer Coordinator
Ash Tray Receiver Lights
Full-Flow Oil Filter
Oil Bath Air Cleaner (1957 only)
Courtesy and Map Lights
Luggage Compartment Light
Glove Box Light - Dual
Glare Proof Three-way Rear View Mirror
Vanity, Instrument Panel Compartment including:
Comb and Mirror
Lipstick Holder
Compact and Powder Puff
Coin Holder
Compartment for loose Cigarettes
Glove Box Door Fitted with:
Stand-up Type Mirror - Retractable
Six Drinking Cups in Plastic Container
Cigarette Package Holder
Tissue Dispenser
Rear Arm Rest Compartment Including:
Bottle with Plunger Type Atomizer Containing Arpege Extrait de Lanvin Perfume
Mirror Assembly
Memo Book and Pencil